Altre problematiche

Altre problematiche

 

ACEA Ato5 - Tariffe

Con riferimento al ricorso, proposto il 31 luglio 2013, dall’Autorità d’Ambito per l’annullamento della relazione conclusiva del Commissario ad acta del 30 maggio 2013 , alla data odierna, si è in attesa della fissazione dell’udienza di merito. Ad ogni buon conto, la Società, ritenendo provvedimento valido ed efficace ad ogni effetto di legge - anche in ragione della rinuncia all’istanza cautelare presentata dall’Ente d’Ambito - ha considerato sicuramente applicabile al caso di specie il combinato disposto degli art. 31 e 32 Allegato A della deliberazione dell’AEEGSI 643/2013/R con i quali si stabiliscono le modalità di recupero dei conguagli senza atti autorizzativi dell’Ente Concedente. Pertanto, a partire dal mese di luglio 2014, ACEA Ato5 ha iniziato il recupero di detti importi in dodici rate costanti e trimestrali essendo i conguagli riconosciuti superiori al vincolo dei ricavi garantiti. Di tale azione si è data comunicazione congiunta sia all’A.A.TO 5 sia alla AEEGSI.

 

ACEA Ato5 – Decreto Ingiuntivo promosso per il recupero del credito derivante dall’atto transattivo del 2007

Relativamente al credito di € 10,7 milioni per maggiori costi sostenuti nel periodo 2003 – 2005, di cui all’Accordo transattivo del 27 febbraio 2007, in data 14 marzo 2012 ACEA Ato5 ha promosso ricorso per decreto ingiuntivo avente ad oggetto il credito riconosciuto alla Società dall’A.ATO.

Il Tribunale di Frosinone, accogliendo il ricorso, ha emesso il Decreto Ingiuntivo n. 222/2012, immediatamente esecutivo, il quale è stato notificato all’Ente d’Ambito in data 12 aprile 2012.

L’AATO, con atto del 22 maggio, ha notificato opposizione al decreto ingiuntivo, chiedendo la revoca del decreto opposto e, in via cautelare, la sospensione della sua provvisoria esecuzione. Altresì, in via riconvenzionale, ha formulato domanda di pagamento dei canoni concessori, per €

28.699.699,48.

ACEA Ato5 ha provveduto a costituirsi nel citato giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, contestando le domande avversarie e formulando a sua volta domanda riconvenzionale di pagamento dell’intero ammontare dei maggiori costi sostenuti dal Gestore e originariamente richiesti, pari complessivamente a € 21.481.000,00.

A seguito dell’udienza del 17 luglio 2012, il Giudice - con Ordinanza depositata il 24 luglio - ha sospeso la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, rinviando la trattazione nel merito della questione.

Il Giudice ha altresì respinto la richiesta di concessione di ordinanza di pagamento dei canoni concessori presentata dall’A.ATO.

Nel corso dell’udienza del 21 novembre 2014 il Giudice ha sciolto la riserva sulle istanze istruttorie formulate dalle parti fissando al 17 giugno 2016 l’udienza di precisazione delle conclusioni.

 

GORI – Contenzioso per forniture idriche: ARIN

Sono pendenti numerosi giudizi che vedono contrapposte GORI e A.R.I.N. S.p.A. (oggi Azienda Speciale ABC) relativamente al costo delle forniture idriche erogate in favore dell’A.T.O. n. 3.

L’ABC opera, ovviamente, nel territorio del Comune di Napoli ed è l’azienda speciale del medesimo Comune che ha sostituito l’A.R.I.N. S.p.A. Il Comune di Napoli ricade nel territorio dell’A.T.O. n. 2 “Napoli-Volturno” della Regione Campania.

L’ABC – in ragione di antiche concessioni – utilizza fonti di approvvigionamento proprie (Acquedotto del Serino nell’A.T.O. n. 1 della Regione Campania, ed il campo pozzi di Casalnuovo nell’A.T.O. n. 2 della Regione Campania) ed acquista inoltre acqua dalla Regione Campania.

Attualmente, l’ABC provvede direttamente a fornire acqua all’ingrosso ad alcuni Comuni, a GORI e alla stessa Regione.

La materia del contendere consiste nel fatto che ABC applica ai sub-fornitori una tariffa più alta di quella regionale di circa tre volte; infatti la tariffa regionale è pari a 0,1821 €/mc mentre quella di ABC è di 0,47376 €/mc (dal 1° gennaio 2013: 0,497922 €/mc).

ABC dovrebbe invece tariffare l’acqua all’ingrosso distribuita nel rispetto del principio comunitario e nazionale (cfr., da ultimo, le disposizioni in materia dell’AEEG) del c.d. “orientamento dei costi” e, cioè, con lo scopo di recuperare esclusivamente i soli “costi effettivi” sostenuti per la distribuzione dell’acqua anche in considerazione del fatto che ABC non avrebbe titolo di vendere l’acqua all’ingrosso.

Tale difformità discende dal fatto che non è stata ancora fissata, a norma di legge, la tariffa relativa alle forniture interambito (compito della Regione Campania e delle Autorità d’Ambito). A tal riguardo, si precisa che l’art. 11 della Legge Regionale n. 14/1997 (legge attuativa della Legge Galli) dispone che: “Eventuali interferenze tra i servizi idrici integrati di A.T.O. diversi, con particolare riguardo ai trasferimenti di risorse ed all'uso comune di infrastrutture, sono regolate da apposite convenzioni tra gli Enti d'ambito sulla base delle indicazioni fornite dalla Giunta regionale”.

Ovviamente tale situazione comporta un aggravio di costo sulla tariffa del S.I.I. dell’A.T.O. n. 3 con ripercussioni sugli utenti dei comuni ricadenti nel medesimo A.T.O.

Le considerazioni sopra esposte sono state ampiamente riportate e discusse in una Conferenza di Servizi indetta allo scopo dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano, nell’ambito della quale si è valutato – all’esito di apposita istruttoria tecnica - che i costi di gestione delle opere di adduzione sono nettamente inferiori alla tariffa praticata da ABC. Non appare giustificabile che il Comune di Napoli determini tariffe (applicate dall’ARIN) che incidono sugli utenti di altri Comuni e persino di un altro A.T.O. (l’ATO n. 3, per l’appunto). Per tali ragioni, è ancora in corso il contenzioso tra l’ABC (ex A.R.I.N. S.p.A.) e GORI.

Per tali ragioni GORI ha provveduto ad impugnare (i) dinanzi al TAR Campania, i provvedimenti con cui ABC ha determinato, sulla base delle delibere AEEGSI n. 585/2012 e n. 88/2013, la nuova tariffa applicata ai subdistributori e (ii) dinanzi al TAR Lombardia, la deliberazione AEEGSI n. 560/2013 nella parte in cui ha approvato le tariffe che ABC applica per l’anno 2013.

 

Si segnala la recente sentenza n. 1343/15 emessa dal Tribunale di Napoli che ha rigettato la domanda dell’attrice ABC relativamente alla richiesta di pagamento della fornitura idrica resa in favore del Comune di Camposano nel periodo dal 4° trimestre 2007 al 2° trimestre 2008.

 

GORI – Contenzioso con il Commissario Delegato per l’emergenza socio-economico-ambientale del bacino idrografico del fiume Sarno

Il Commissario Delegato per l’emergenza socio-economico-ambientale del bacino idrografico del fiume Sarno otteneva, il 29 marzo 2011, decreto ingiuntivo n. 371/2011 emesso dal TAR Campania – Napoli, con il quale si ingiungeva l’Ente d’Ambito e GORI a pagare, in solido fra loro, la somma di € 5,5 milioni, oltre accessori, al Commissario Delegato a titolo di somme dovute a titolo di quota parte dei finanziamenti posti a loro carico per effetto del Protocollo d’Intesa stipulato in data 19 marzo 2004, tra il medesimo Commissario delegato, la Regione Campania, l’Ente d’Ambito e GORI. Seppure è stata proposta regolare opposizione, il TAR Campania – Napoli, con sentenza n. 6003 del 21 dicembre 2011, ha confermato il decreto ingiuntivo n. 371/2011.

Conseguentemente, l’Ente d’Ambito e GORI proponevano ricorso in appello al Consiglio di Stato che, in data 24 aprile 2012, emanava l’ordinanza n. 1620/12 con la quale sono stati sospesi gli effetti della sentenza impugnata fino alla decisione del merito. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2941 del 10 giugno 2014 ha riformato la decisione del TAR Campania ed ha dichiarato l’avvenuta risoluzione del Protocollo di Intesa ai sensi dell’articolo 1467 codice civile ovvero per eccessiva onerosità.

 

GORI – Contenzioso contro la Regione Campania per l’annullamento della delibera di Giunta Regionale n. 172/2013 nella parte in cui determina le modalità di trasferimento delle Opere Regionali

GORI ha impugnato – innanzi al TAR Campania - la delibera regionale n. 172/2013, in quanto sono state ritenute pregiudizievoli le modalità di trasferimento delle Opere Regionali, atteso che non si è tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali e funzionali alla corretta gestione del Servizio Idrico Integrato, quali la esatta ricognizione dello stato delle opere anche sotto il profilo tecnico - gestionale (verifica ed esame di tutti i relativi costi), che pregiudica la possibilità di inserire nel Piano Economico Finanziario del Piano d’Ambito i dati economici e finanziari occorrenti per assicurare la copertura integrali dei costi gestionali previsti per le Opere Regionali.

Successivamente alla proposizione del ricorso, la Regione Campania ha emanato la legge n. 16/2014, mediante la quale, con la normativa di cui all'art. 1, commi da 88 a 91, ha totalmente modificato le modalità di trasferimento delle opere per cui è causa, prevedendo che le stesse debbano essere affidate in “gestione unitaria e provvisoria” per un periodo di trentasei mesi ad “uno o più soggetti gestori del servizio idrico integrato tra quelli operanti nei rispettivi ambiti territoriali ottimali di competenza”, da individuarsi a cura della Regione stessa entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge. Nel periodo di gestione provvisoria sarà attuato un “piano di efficientamento”, previa sottoscrizione di un'apposita convenzione. Il tutto con oneri a carico della Regione: pertanto, in esecuzione di tale normativa, se GORI dovesse essere individuata come gestore provvisorio, effettuerebbe la gestione con oneri a carico della Regione e non a proprio carico Pertanto, il 17 dicembre 2014, le parti congiuntamente hanno richiesto con istanza un rinvio a data da determinarsi.

 

A.R.I.A. - Costo Evitato del Combustibile (CEC)

Con il decreto 31 gennaio 2014, pubblicato il 18 febbraio 2014, il Ministero dello Sviluppo Economico, nel determinare il valore di conguaglio del costo evitato di combustibile (CEC) per l’anno 2013 e il valore di acconto per il primo trimestre dell’anno 2014, ha ribadito l’applicazione anche alle c.d. “iniziative prescelte” del criterio di aggiornamento del CEC fondato sull’“evoluzione dell’efficienza di conversione” tramite il richiamo ai valori del consumo specifico individuati dal D.M. 20 novembre 2012.

 

Sotto tale aspetto ARIA aveva già proposto ricorso per l’annullamento del citato D.M. 20 novembre 2012, nonché del D.M. 24 aprile 2013 (rispettivamente, in data 24 gennaio 2013 e 16 luglio 2013). Con atto di impugnazione per motivi aggiunti del 4 ottobre 2013, è stata altresì sollevata questione di legittimità costituzionale avverso l’art. 5, commi 3 e 4, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito in L. 9 agosto 2013, n. 98, nella parte in cui attribuisce valore di legge alle previsioni di cui al D.M. 20 novembre 2012.

Pertanto, poiché il decreto ministeriale 31 gennaio 2014, attraverso il riferimento al parametro dei “valori del consumo specifico” di cui al D.M. 20 novembre 2012, ha mutuato i medesimi profili di illegittimità che ARIA ha ritenuto affliggessero quest’ultimo, analiticamente sollevati nel ricorso introduttivo, ARIA ha proposto ricorso per motivi aggiunti al TAR Lazio anche per l’annullamento del presente D.M. 31 gennaio 2014.

 

Giudizio E.ON. Produzione S.p.A. contro ACEA, ACEA Ato2 e AceaElectrabel Produzione

E’ stato introdotto da E.ON. Produzione S.p.A., in qualità di successore di Enel di alcune concessioni di derivazione di acque pubbliche delle sorgenti del Peschiera per la produzione di energia, per ottenere la condanna delle convenute in solido (ACEA, ACEA Ato2 e AceaElectrabel Produzione) alla corresponsione dell’indennità di sottensione (ovvero al risarcimento del danno per illegittima sottensione), rimasta congelata a quella convenuta negli anni ’80, nella misura di € 48,8 milioni (oltre alle somme dovute per gli anni 2008 e successivi) ovvero ed in via subordinata al pagamento della somma di € 36,2 milioni.

In conseguenza dell’avvenuto deposito innanzi al TRAP, competente per il giudizio in discorso, della CTU sui valori della sottensione per derivazione, e conseguente riduzione della produzione idroelettrica, e degli indennizzi spettanti, il giudice delegato ha rinviato all’udienza del 3 ottobre 2013 nella quale sono state depositate memorie concernenti pagamenti parziali dei canoni rimasti sospesi. All’udienza del 9 gennaio 2014 la causa è stata trattenuta in decisione.

L’elaborato peritale evidenzia un calcolo secondo cui le pretese azionate in giudizio, quand’anche fondate – il che è dubbio, perché i documenti contenenti i parametri di misura dell’indennizzo sono giudicati ancora vigenti ed efficaci – andrebbero grandissimamente ridimensionate, riducendosi sostanzialmente all’importo dei conguagli già stimati dal Gruppo.

In data 3 maggio 2014 il TRAP, con sentenza n. 14/14, ha respinto integralmente la domanda di E.ON. ritenendo ancora vigenti gli accordi del 1985 e considerando la domanda circoscritta al solo ‘prezzo di sottensione’ ritenendo estranea, invece, quella relativa alla misura dei conguagli.

E.ON è stata condannata alla rifusione delle spese di lite nella misura di € 32 mila oltre accessori di legge e spese di CTU.

In data 23 giugno 2014 E.ON ha introdotto appello avanti il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche con prima udienza fissata al 1° ottobre 2014. Dopo successivi rinvii di rito, all’udienza del 14 gennaio 2015, il giudizio è stato differito all’udienza collegiale del 10 maggio 2015 per la decisione anche sulla richiesta di rinnovo della CTU, avanzata da E.ON.

 

Giudizio ACEA/SASI

Con sentenza 6/10 il TRAP ha accolto la domanda di risarcimento danni da illegittimo prelievo di acqua dal fiume Verde, intentata da ACEA nei confronti della Società Abruzzese per il Servizio Integrato S.p.A. (SASI) riconoscendo a favore di ACEA, a titolo di risarcimento dei danni, la somma di € 9 milioni, oltre interessi, con decorrenza 14 giugno 2001 e fino al 30 luglio 2013.

La sentenza, che non è provvisoriamente esecutiva, è stata impugnata dal SASI avanti il TSAP e ACEA ha interposto appello incidentale. Con sentenza non definitiva n. 117/13 dell’11/06/13 il TSAP, accogliendo uno dei motivi di appello, ha rimesso la causa sul ruolo disponendo CTU per la quantificazione del danno patito da ACEA per il periodo 2010/2013. Il TSAP ha fissato l’udienza del 23 ottobre 2013, poi rinviata all’udienza del 27 novembre 2013. In quella sede è stato conferito incarico allo stesso CTU del primo grado e la causa è stata rinviata al 14 maggio 2014 per deposito della CTU. E’ stata depositata la CTU che ha ridotto l’importo dovuto dal SASI ad € 6 milioni e,

all’udienza del 28 gennaio 2015, il Tribunale Superiore ha respinto l’istanza di controparte di richiesta di chiarimenti al Perito, rinviando la causa per la decisione al 27 maggio 2015.

 

A.S.A. – Acea Servizi Acqua - SMECO

Con citazione notificata nell’autunno 2011 ACEA è stata evocata in giudizio per rispondere dei presunti danni che il suo ancor più presunto inadempimento a non provate ed inesistenti obbligazioni che si assumono portate dal patto parasociale relativo alla controllata A.S.A. – Acea Servizi Acqua – avrebbero prodotto ai soci di minoranza di questa, ed ai loro rispettivi azionisti. Il petitum si attesta ad oltre € 10 milioni.

Il giudice, accogliendo l’istanza di SMECO, ha ritenuto necessaria una consulenza tecnica contabile volta alla quantificazione dei costi sostenuti, del mancato guadagno e dell’eventuale corrispettivo spettante per effetto dell’opzione di vendita prevista nei patti parasociali.

All’udienza dell’11 febbraio 2014 fissata per discutere sulle osservazioni alla consulenza tecnica redatta, il Giudice ha concesso termine alle parti per note sulla CTU e ha convocato il Perito per chiarimenti all’udienza del 20 marzo 2014.

A seguito delle predette note, il Giudice Delegato, sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 20 marzo 2014 in sostanziale accoglimento di quanto dedotto dalla difesa e dal CTP di ACEA, ha rinviato il giudizio all’udienza del 1° luglio 2014 al fine di meglio definire, in contraddittorio con le parti ed il CTP, la documentazione da acquisirsi presso ACEA Ato2 e procedere all’integrazione della CTU. All’udienza del 1° luglio 2014 il Giudice, nelle more cambiato, si è riservato sulle richieste di integrazione della consulenza respingendola poi con provvedimento emesso fuori udienza. Il 20 gennaio 2015 la causa è stata trattenuta in decisione.

 

Contenzioso Sorical

La controllata Acea Energia (AE) si è aggiudicata, a fine 2010, una gara per la fornitura di energia elettrica sul libero mercato a favore della Sorical, impresa mista pubblico-privata che gestisce la fornitura all’ingrosso di acqua nella Regione Calabria. Il contratto ha avuto regolare esecuzione da parte AE, mentre il cliente iniziava da subito ad accumulare cospicue morosità, tanto da indurre AE ad una rimodulazione del debito già nell’estate del 2011. Ulteriori, successivi ritardi di pagamento portavano a negoziare una nuova intesa di rientro, a fine 2011, che veniva poi sconfessata da Sorical; la quale anzi, con evidente finalità strumentale e dilatoria, conveniva in giudizio AE per sentirla condannare a presunte irregolarità nella fornitura.

AE si costituiva in giudizio formulando richiesta riconvenzionale per il saldo di quanto fatturato ed insoluto, cioè circa € 24 milioni, oltre interessi ed accessori come per legge. Il Giudice pronunciava ordinanza ingiuntiva ex art. 186 c.p.c., costituente titolo esecutivo, a favore di AE per l’importo di circa € 8 milioni, oltre spese e interessi, nelle more della prosecuzione del giudizio rinviato a marzo 2014 per la precisazione delle conclusioni e, successivamente, al 21 novembre 2014.

Sorical, nel frattempo, veniva disalimentata da AE e passata al regime di salvaguardia; mentre i suoi azionisti ne deliberavano la messa in liquidazione, in data 30 maggio 2013, ha depositato domanda di concordato in bianco alla quale ha formalmente rinunciato agli inizi del mese di dicembre 2013 chiedendo di intraprendere la procedura ordinaria.

Fra AE, Sorical e gli altri creditori aventi titolo, è stato sottoscritto un Accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis del RD 267/42 in base al quale Sorical si è impegnata a corrispondere ad AE la somma di € 17.698.774,00. L’accordo, depositato in Tribunale, è divenuto efficace e Sorical ha iniziato a corrispondere quanto dovuto. L’Accordo prevede, tra l’altro, che la parziale rinuncia al credito da parte di AE (30%) nonché la rinuncia al giudizio pendente ed agli eventuali titoli giudiziali ottenuti nei confronti di Sorical avranno effetto successivamente all’integrale incasso dell’importo pattuito di € 17,7 milioni. Ad oggi si informa che l’intero credito è stato regolarmente incassato.

       

Volteo Energie

ARSE ha presentato ricorso per decreto ingiuntivo contro Volteo Energie, alla quale sono stati forniti pannelli fotovoltaici solo parzialmente pagati. L’esposizione residua è di circa € 2 milioni. La controparte ha opposto il titolo immediatamente notificato, nonché azionato pretese risarcitorie per presunte carenze produttive della fornitura. Mentre il giudizio prosegue – e fermo il fatto che gli eventuali vizi dei pannelli potranno essere ribaltati in capo al produttore – con ordinanza in data 12 febbraio 2013, il Tribunale ha concesso la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo per la somma di € 1.283.248,02 oltre interessi e spese (riservando all’esito dell’istruttoria la decisione sul residuo di € 654.136,66).

Precettata la somma di € 1.347.787,38, Volteo ha proposto un pagamento rateale del dovuto.

Ad oggi ha corrisposto l’integrale importo precettato e cioè € 1.347.787,38. Il giudizio prosegue per l’accertamento della parte di credito di ARSE non assistita dalla provvisoria esecuzione e per l’esame della domanda di Volteo tesa a ottenere il riconoscimento della penale e dei danni. La causa è rinviata all’udienza del 21 ottobre 2014 per escussione testi e, all’esito, eventuale ammissione CTU, mentre è tramontata la possibilità di una composizione transattiva della vertenza. La causa, respinta la richiesta di CTU, è stata rinviata per la decisione all’udienza del 5 luglio 2016.

 

Contenzioso Milano ’90

La questione inerisce il mancato pagamento della somma di € 5 milioni da parte di Milano ’90, dovuta a saldo del prezzo di compravendita dell’area in Comune di Roma con accesso da Via Laurentina n. 555 perfezionata in data 28 febbraio 2007 e con successivo atto integrativo del 5 novembre 2008. Con l’atto integrativo le parti hanno concordato di modificare il corrispettivo da € 18 milioni a € 23 milioni, contestualmente eliminando l’earn out, prevedendo quale termine ultimo di pagamento il 31 marzo 2009.

Data l’inerzia dell’acquirente è stata avviata la procedura finalizzata al recupero delle somme dovute attraverso la predisposizione di un atto di intimazione e diffida a Milano ’90 e, quindi, attraverso il deposito di ricorso per decreto ingiuntivo che, in data 28 giugno 2012, è stato concesso in forma provvisoriamente esecutiva.

Si è proceduto quindi a notificare il predetto decreto ingiuntivo in data 3 settembre 2012 e in data 23 novembre è stato consegnato all’Ufficiale Giudiziario il pignoramento presso terzi per il recupero coattivo delle somme ingiunte.

E’ ad oggi pendente innanzi la X sezione del Tribunale di Roma, l’opposizione del Decreto ingiuntivo da parte di Milano ’90. Nell’ambito del giudizio è stato instaurato un ulteriore endoprocedimento ex art. 649 cpc volto alla sospensione della provvisoria esecuzione dell’opposto decreto ingiuntivo, sospensione che è stata accolta dal Giudice.

E’ stato altresì sospeso il procedimento esecutivo iniziato a valle della provvisoria esecutività del decreto ad oggi sospesa.

All’udienza del 13 marzo 2014, il Giudice si è riservato sulla richiesta dei mezzi istruttori.

Con provvedimento datato 7 aprile 2014 lo stesso Giudice, ritenuta necessaria un’indagine tecnica per valutare la situazione urbanistica dell’immobile nonché di ammettere la prova testimoniale articolata da ACEA, ha rinviato all’udienza del 18 dicembre 2014 per l’audizione dei testi ed il conferimento dell’incarico al CTU. Il Giudice Istruttore ha ordinato altresì la consegna da parte di ACEA della documentazione richiesta da parte opponente. Al CTU nominato sono stati assegnati quesiti circa lo stato urbanistico dell’area all’epoca della compravendita e le cubature ivi realizzabili. La causa, quindi, è stata rinviata al 22 ottobre 2015 per il deposito della CTU, attualmente in corso di espletamento.

 

Contenzioso Trifoglio

Il complesso contenzioso si articola in una causa attiva e una causa passiva.

   

Causa attiva: la questione inerisce l’inadempimento della Trifoglio all’obbligazione di pagamento del saldo del corrispettivo (pari a € 10,3 milioni), di cui al contratto di compravendita avente ad oggetto l’immobile cd. Autoparco la cui data di corresponsione doveva essere il 22 dicembre 2011.

In considerazione dell’inadempimento di Trifoglio, si è proceduto a notificare diffida volta a sottoscrivere un atto di risoluzione volontaria del contratto di compravendita del 22 dicembre 2010, e quindi a depositare ricorso presso il Tribunale di Roma, ex art. 702 bis c.p.c.. L’udienza di comparizione delle parti prevista per il 13 novembre 2012 è stata rinviata al 30 aprile 2013 a seguito della chiamata in causa di un terzo (Consorzio Piano Assetto C9 Stazione Ostiense) da parte della Trifoglio.

Nelle more, ATAC Patrimonio ha depositato ricorso per la risoluzione del contratto di compravendita del 22 dicembre 2010 per la parte di propria competenza.

Dopo il mutamento del rito da sommario ad ordinario, il Tribunale ha rinviato la causa al 7 maggio 2014 per l’ammissione delle prove concedendo termini per il deposito delle memorie di cui all’art. 183 VI° co. c.p.c. con decorrenza dal 14 gennaio 2014.

Unitamente al deposito delle memorie ex art. 183 n. 1 c.p.c., si è costituito in giudizio un nuovo collegio difensivo per conto di Trifoglio che ha formulato nuove eccezioni di inadempimento da parte di ACEA in ragione della dedotta impossibilità di addivenire allo sviluppo dell’area oggetto del contratto di compravendita.

Il giudizio è stato rinviato all’udienza del 14 ottobre 2014 per la riunione con altro giudizio avente identico oggetto promosso da ATAC Patrimonio e per la eventuale riunione con il giudizio promosso da Trifoglio di cui infra.

 

Causa passiva: si è data inoltre evidenza di un nuovo atto di citazione da parte di Trifoglio avente sempre ad oggetto l’atto di compravendita e volto all’accertamento della sua invalidità. Nell’atto di citazione, Trifoglio ha chiesto la riunione con il procedimento instaurato da ACEA, oltre a richiedere l’ammissione di una consulenza tecnica. L’atto di citazione, notificato anche ad ATAC Patrimonio oltre che ad ACEA, contiene una richiesta di risarcimento danni di circa € 20 milioni.

Nell’ambito delle memorie ex art. 183 n. 2 c.p.c., controparte ha chiesto l’ammissione della Consulenza Tecnica sostanzialmente volta a valutare la possibilità di procedere allo sviluppo dell’area.

All’udienza del 27 maggio 2014, fissata per la discussione dell’atto di citazione promosso da Trifoglio, la causa è stata rimessa al Presidente della Sezione che ha disposto la rimessione del procedimento avanti il Giudice che tratta i procedimenti promossi da ACEA, per ragioni di connessione. Allo stato le domande proposte da controparte appaiono infondate.

 

Le cause sono state riunite avanti al Giudice presso il quale pendeva la causa attiva ed entrambi i giudizi sono stati rinviati all’udienza del 7 aprile 2015 previa riformulazione dei quesiti sottoposti al CTU. La consulenza è attualmente in corso.

 

Contenzioso Kuadra

Nell’ambito del contenzioso attivato da Kuadra S.r.l. contro la partecipata Marco Polo S.r.l. in liquidazione per un presunto inadempimento conseguente alla partecipazione all’ATI per la gestione della commessa CONSIP, sono stati citati in giudizio dalla stessa Kuadra S.r.l. anche i Soci di Marco Polo (e quindi: ACEA, AMA e EUR) nonché Roma Capitale.

Tale citazione si basa sul presupposto della controparte che Marco Polo sarebbe sottoposta alla direzione e coordinamento di tutti i Soci diretti ed indiretti.

ACEA ritiene che, in considerazione anche della genericità delle argomentazioni addotte da Kuadra S.r.l. a fondamento della responsabilità dei Soci di Marco Polo S.r.l. in liquidazione, il rischio di soccombenza riferito a tale citazione sia da considerarsi remoto, mentre quello indiretto, in quanto Socio di Marco Polo, sia stato già compreso nell’ambito della valutazione della partecipata.

La causa è stata rinviata all’udienza del 19 gennaio 2016 per la decisione.

   

Contenzioso Provincia di Rieti

La Provincia di Rieti ha notificato ad ACEA e ad ACEA Ato2 un atto di citazione con il quale avanza domanda di risarcimento danni (a vario titolo declinati) che la stessa subirebbe per effetto della mancata approvazione della convenzione sulle c.d. interferenze interambito.

Evocati in giudizio, unitamente ad ACEA e ad ACEA Ato2, sono anche la Provincia di Roma, l’Ente d’Ambito ATO2 Lazio Centrale Roma, Roma Capitale e la Regione Lazio.

Il valore della controversia è elevato: ad oggi circa € 90 milioni (€ 25 milioni fino al 31 dicembre 2005 e € 8 milioni annui per il periodo successivo), ma la costruzione dell’impianto difensivo piuttosto fragile, soprattutto nei confronti di ACEA. Innanzitutto appare censurabile l’individuazione del giudice competente: il Tribunale Ordinario in luogo del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche; in secondo luogo la responsabilità risarcitoria per il ritardo nell’approvazione della convenzione di interferenza, sicuramente non è imputabile ad ACEA in quanto condotta dalla stessa non esigibile.

L’udienza di prima comparizione è fissata per il 21 aprile 2015, peraltro suscettibile di modifica in ragione del ruolo del giudice assegnatario della lite.

 

Enel Green Power

In data 4 settembre 2014 Enel Green Power (EGP) ha richiesto ad ACEA Ato2 il pagamento degli importi dovuti a titolo di conguaglio degli oneri di sottensione relativi alla derivazione ad uso idroelettrico e potabile dalle sorgenti “Le Capore”, quantificati per il periodo 2009 - 2013 in circa € 17 milioni (IVA esclusa), pretendendo di attualizzare gli accordi ACEA-ENEL del 1985, applicando quale criterio di calcolo il Prezzo Unico Nazionale (in luogo del “prezzo dell’energia in AT per rivendita nel Comune di Roma” previsto dai menzionati accordi).

La richiesta è stata immediatamente contestata richiamando la giurisprudenza che si è formata nel giudizio E.ON. avente identico oggetto e decisa dal Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche con la reiezione della domanda sul rilievo della vigenza del prezzo pattuito e dell’insussistenza di meccanismi di integrazione automatica delle convenzioni.

E’ stata pertanto restituita ad EGP la fattura concernente il preteso aggiornamento dei canoni respingendo in toto la pretesa economica unilateralmente ed illegittimamente quantificata.

Ad oggi EGP non ha reagito e non ha convenuto ACEA Ato2 in giudizio, probabilmente in attesa di conoscere le decisioni del Tribunale Superiore nel giudizio che vede coinvolta E.ON., ACEA, ACEA Ato2 e Acea Produzione.